mercoledì 8 febbraio 2012 Registrazione
Sei qui News
   
Omaggio alla poetessa dalla lucida follia… di Valentina Carannante

“ Se la morte fosse un vivere quieto,un bel lasciarsi andare,io mi sarei già uccisa. Ma poiché la morte è muraglia, dolore, ostinazione violenta, io magicamente resisto”. Queste sono le parole di una poesia della Merini che si è spenta il 1° Novembre all’età di 78 anni. Le sue poesie hanno segnato la cultura italiana del ‘900. Nata in una famiglia modesta di Milano il 21 marzo del 1931, era quarta di sei figli. Fu rifiutata al Liceo Manzoni per non aver superato la prova d’italiano alle scuole professionali. Esordisce come autrice a soli quindici anni, sotto la guida di Giacinto Spagnoletti. Nel 1947 iniziò a fare i conti con “le ombre della sua mente”. Dopo diversi anni di lontananza dai riflettori, debutta nuovamente nel ’79 con la raccolta “La Terra Santa”. Nell'inverno del ‘89, la Merini, frequentò il caffè-libreria "Chimera", situato poco lontano dalla sua abitazione sui Navigli, e deliziava i suoi amici del caffè con la lettura dei suoi scritti. Durante la sua vita fu ricoverata per 15 anni in diversi manicomi italiani e subì circa 37 elettroshock. Nonostante ciò conobbe il piacere di due matrimoni e la nascita di quattro figlie. Le sue poesie sono sempre state dettate da una profonda sofferenza interiore e dal silenzio. Durante gli anni assunsero sempre più la forma di un aforisma. Inizia nel febbraio del 2004 il calvario della Merini, che fu ricoverata all'Ospedale San Paolo di Milano a causa di un tumore osseo. Fece una delle sue ultime apparizioni al Chiambretti Night, di cui era assidua frequentatrice. Il 5 Maggio 2009 vi partecipò per discutere della legge 180 promossa dallo psichiatra Franco Basaglia che impose la chiusura dei manicomi. Nonostante egli stessa sperimentò tale “avventura” sulla propria pelle, in quella occasione tenne a sottolineare: “devono esserci delle strutture di accoglienza per i malati di disturbi psichici poiché per loro non c’è nessuna assistenza”. Sempre stata, non solo nei sui scritti, ma anche nella vita, ironica, semplice e diretta. Appare accompagnata dalla sua inseparabile sigaretta. La Merini vanta grandi riconoscimenti come: il Premio Librex-Guggenheim "Eugenio Montale" per la Poesia (93), il "Premio Viareggio" (96) e il "Premio Procida-Elsa Morante" (97). All’indomani della sua morte è stata allestita la camera ardente. Quest’ultima è rimasta aperta il 2 e il 3 del mese nella sala Alessi di Palazzo Marino. I funerali di stato sono stati celebrati nel pomeriggio del 4 Novembre nel Duomo di Milano.  La salma è stata poi tumulata al Famedio del cimitero Monumentale, che da oggi ospita un’altra delle celebrità legata a Milano.    

 Abbiamo deciso di concludere questo articolo citando una sua frase:“la vita ti dà un senso se noi la lasciamo parlare”. A tale proposito, quindi, si può dire che la Merini ha finemente ascoltato durante tutta la sua vita, lasciando a noi ciò che non siamo in grado di cogliere, o per meglio dire, che sorvoliamo.


Inserito da: preside
Data di inserimento: 20/11/2009
Numero di letture: 66

Ritorna
PrivacyCondizioni d'usoMulticenter School s.r.l. 07195370635 - Copyright 2008 by Devdata.it

BorderBoxedBlueBoxedGrayBlue Small width layoutMedium width layoutMaximum width layoutMaximum textMedium textSmall textBack Top!