Thursday, February 09, 2012 Register
Sei qui News
   
Morire in carcere. Il caso Cucchi... di Alessandro Corrado

Il caso di Stefano Cucchi ha scosso l’opinione pubblica e scatenato un’ondata di indignazione nel paese. Il ragazzo viene arrestato perché trovato in possesso di 20 grammi di hashish la sera del 15 Ottobre scorso. Dopo aver passato una notte in una cella di sicurezza, viene portato in tribunale la mattina del 16 in uno stato tale da indurre il giudice a disporre una visita dal medico del tribunale. In quella notte, o forse in quella mattina, il giovane trentunenne subisce, a quanto oggi si apprende, un pestaggio che gli procura «lesioni ecchimotiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente»,  come certificato dal medico del tribunale. Viene quindi ricoverato nel reparto riservato ai detenuti dell’Ospedale Sandro Pertini. I suoi familiari, una volta informati dell’accaduto, si recheranno nei giorni seguenti invano all’ospedale chiedendo di vedere il giovane. Non solo questo non verrà mai concesso loro, ma sia il personale carcerario sia i medici si rifiuteranno per tutti i giorni seguenti di fornire informazioni sullo stato di salute di Stefano. La mattina del 22 Ottobre Stefano Cucchi muore. I familiari riescono a vederlo solo all’obitorio dopo l’autopsia. Quello che vedono è agghiacciante. Il corpo del ragazzo appare devastato da maltrattamenti evidenti. I genitori, che avevano visto la sera del fermo il ragazzo accompagnato dai carabinieri a  casa in condizioni normali e senza nessun ecchimosi, chiedono giustamente di sapere cosa è accaduto in quei sette giorni nei quali nessuno si è degnato di riferire loro cosa stesse accadendo a Stefano. Le foto del corpo martoriato del giovane fanno il giro su Internet e vengono poi pubblicate dai principali quotidiani nazionali.

A quel punto il caso diventa di dominio pubblico e scatta l’inchiesta della magistratura. Spunta la testimonianza di un detenuto che avrebbe assistito al pestaggio nei sotterranei del tribunale romano e la magistratura emette sei avvisi di garanzia nei confronti di 3 guardie carcerarie e di 3 medici dell’Ospedale Pertini.

Nel frattempo la domanda che tutti si fanno è: come può essere che un giovane affidato per sette giorni alle istituzioni (carabinieri, carcere, tribunale, ospedale) possa morire così, nell’indifferenza di chi doveva tutelare la sua incolumità e senza che i suoi familiari venissero messi al corrente di nulla?

Sul "muro" i vostri commenti.

Alessandro Corrado


Written By: preside
Date Posted: 11/30/2009
Number of Views: 63

Return
Privacy StatementTerms Of UseMulticenter School s.r.l. 07195370635 - Copyright 2008 by Devdata.it

BorderBoxedBlueBoxedGrayBlue Small width layoutMedium width layoutMaximum width layoutMaximum textMedium textSmall textBack Top!