Cicerone, nel Somnium Scipionis (parte del De re publica), delineò l’uomo politico ideale. Questo princeps o moderator rei publicae doveva essere un cittadino garante dell’ordine e naturalmente disinteressato. Circa 2063 anni dopo, l’art. 95 della Costituzione italiana, declama: “Il Presidente del Consiglio dirige la politica generale del governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità d’indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri”. Parte dell’idea di Cicerone è stata rispettata. Ma l’aspetto disinteressato? Secondo la rivista americana Forbes, nel 2009 Silvio Berlusconi è il 2° uomo più ricco d’Italia e il 70º più ricco del mondo. Ancora a favore di questa tesi, il settimanale britannico The Economist, afferma che, Berlusconi, nella sua doppia veste di proprietario di Mediaset e Presidente del Consiglio, deteneva il controllo di circa il 90% del panorama televisivo italiano. Questa percentuale include sia le stazioni da lui direttamente controllate, sia quelle su cui il suo controllo può essere esercitato in maniera indiretta attraverso la nomina. A questo proposito si può dire che i detti non sbagliano mai. Il celebre"Nessuno fa niente per niente" trova la sua validità. Le aspettative di Cicerone, quindi, non possono trovare del tutto riscontro in una società odierna. Oltre al piacere delle cose, si dà soprattutto conto a ciò che, di contro, ti fornisce quella determinata cosa. Dopotutto, è nella natura dell’uomo cercare sempre “il di più”. Esiste un rimedio a ciò? Forse si dovrebbe sperare in un buonismo interiore che pervade tutta l’umanità. Sorge spontanea un’altra domanda: quando accadrà? Semplicemente mai! Se in 2000 anni di storia abbiamo ottenuto grandi cose deteriorando i sentimenti puri; quanto ci vorrà ancora per far rientrare tutto in uno schema di perfetto equilibrio?
Valentina Carannante