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La filosofia estetica da Schelling ai giorni nostri… di Michela Mariconda

L’estetica quale riflessione sul bello e sul gusto nasce nel ‘700. È con Kant che il giudizio estetico acquista la dignità di oggetto di indagine filosofica. La bellezza, poiché non riguarda la costituzione degli oggetti ma il modo di percepirli, si fonda sulla soggettività. L’arte diventa così un luogo di collegamento tra mondo naturale e mondo spirituale. La riflessione estetica propria dell’idealismo evidenzia il legame tra arte e assoluto. Nel Sistema dell’idealismo trascendentale Schelling afferma: “L’organo universale della filosofia e la chiave di volta del suo intero edificio, è la filosofia dell’arte”. Il momento estetico è capace di cogliere la realtà stessa dell’assoluto e viene ad acquisire un significato universale che va oltre i limiti dell’estetica kantiana, ancorata al punto di vista del finito, differenziandosi da Schiller, secondo il quale l’arte è la forma originaria e suprema dell’uomo. Per Schelling solo l’arte è in grado di cogliere quell’unità profonda e originaria tra natura e spirito che costituisce l’assoluto, in quanto nella produzione artistica viene meno la differenza tra materia e forma, tra interno ed esterno, tra libertà e legalità. Nell’arte ha luogo quell’intuizione produttiva che la filosofia teoretica può solo riconoscere, non ripetere, ed essa realizza in un prodotto finito la conciliazione dei principi infiniti che nella natura appaiono separati e opposti. L’arte è un’attività intuitiva, che produce da sé il proprio prodotto, ed è prodotto, oggetto, realtà materiale, ma che ha in sé il principio ispiratore. Benché attento all’esperienza estetica e considerando l’arte momento nel quale si articola lo spirito assoluto, Hegel rifiuta la subordinazione dell’ambito teoretico all’estetico. L’arte ha il compito di rendere manifesta l’idea in forma sensibile per l’intuizione immediata ed è un momento della vita dello spirito attraverso un’espressione sensibile. Nei tempi moderni la natura non si lascia rappresentare come manifestazione immediata del divino e la bellezza non si mostra in modo evidente ma richiede una mediazione concettuale. L’arte moderna ha il dovere di esprimere l’emancipazione dello spirito della natura. Con l’inizio del ‘900 attraversa un momento di grande vitalità creativa. Il movimento più significativo è il futurismo. I futuristi dichiararono di voler rinnovare non solo l’arte, ma la stessa concezione del mondo, perché emerga la creatività che le macchine moderne sanno sprigionare. Nuove forme d’arte caratterizzate dalla loro infinita riproducibilità vengono a porre insolite domande all’estetica del ‘900. La convinzione che l’esperienza della bellezza costituisca una dimensione fondamentale dell’esistenza trova un eco significativo nel pensiero teologico del ‘900. L’esigenza di rendere intellegibile la parola di Dio ha portato il teologo Balthasar a elaborare un’estetica teologica capace di mettere in luce la gratuità dell’amore divino. Convinto che Dio non ci si manifesta come maestro, come redentore ma si presenta a noi in sé, per mostrare la grandezza della sua vita trinitaria in quella gratuità che il vero amore ha in comune con la vera bellezza, Balthasar evidenzia come la bellezza sia una forma visibile che rimanda al mistero invisibile senza esaurirne la profondità infinita. Proprio la bellezza dell’amore divino dà senso all’esperienza umana. Ecco perché via estetica e via dell’amore sono la stessa cosa. La bellezza ci rivela lo splendore di Dio e ci manifesta il suo amore, in quanto esso come amore donato è la forma in cui si presenta il divino. Tra le riflessioni degli artisti contemporanei due sono legate alle considerazioni fin qui esposte: quelle di P.Klee e di J.Kosuth. Klee si oppone a ogni concezione estetica che veda nel reale una fonte di rivelazione, e afferma la necessità di ritornare all’origine e all’infinito da cui scaturiscono tutte le forme. Da ciò nasce una forma artistica né figurativa né realistica capace di annunciare una nuova epoca dello spirito. Nella riflessione di Klee è presente la convinzione che l’arte permette all’uomo di riappropriarsi della sua anima, riscattandolo dall’opacità di un mondo che sembra dimenticare il bello. Le riflessioni di Kosuth hanno segnato lo sviluppo di un’estetica basata sulla convinzione che l’idea è una macchina che produce arte. Kosuth rifiuta l’idea dell’arte come intrattenimento e afferma che è una forma di conoscenza che soddisfa i bisogni spirituali dell’uomo. Capovolgendo la convinzione di Hegel che l’arte debba essere superata dalla filosofia, Kosuth sostiene che nel XX secolo l’arte ha sostituito la filosofia perché non si è fermata al momento dell’ipotesi metafisica, ma si è rivelata in grado di cogliere la pluralità di significati del reale. Le affermazioni di Kosuth rendono esplicito che l’arte inizia dove termina la mera esistenza materiale: essa è un tutto che comprende insieme linguaggio, cultura e forma di presentazione.

Michela Mariconda


Inserito da: preside
Data di inserimento: 10/12/2009
Numero di letture: 54

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