La filosofia postmoderna è un movimento eclettico ed elusivo caratterizzato dalla critica postmodernae dall'analisi della filosofia occidentale. Friedrich Nietzsche (1844-1900) e Martin Heidegger (1889-1976) costituiscono due riferimenti costanti per molti sostenitori del postmoderno. Per altri, invece, fanno riferimento alla prospettiva kantiana e wittgensteiniana di una razionalità plurale e finita: è il caso di Jean-François Lyotard, uno degli esponenti più significativi del postmodernismo filosofico e, successivamente, Jacques Darrida e Giovanni Vattimo. Ai nomi di Nietzsche e di Heidegger è legata, nella filosofia contemporanea, la presa di coscienza di una profonda crisi nel pensiero occidentale: in Nietzsche con l’annuncio della “morte di Dio” ed il conseguente avvento del nichilismo; in Heidegger con l’idea di un costante declino della metafisica, presa in un inconsapevole “oblio dell’essere” che ha portato all’imporsi del mondo tecnico-scientifico nel quale viviamo. Lyotard (1925-1998), asserisce che la postmodernità designa lo stato della cultura dopo le trasformazioni subite dalle regole dei giochi della scienza, della letteratura e delle arti a partire dalla fine del XIX secolo, "semplificando al massimo, possiamo considerare postmoderna l'incredulità nei confronti delle metanarrazioni". La riflessione sulle caratteristiche fondamentali del mondo contemporaneo, sugli aspetti storici della realtà a noi più prossimi (talmente prossimi da essere vissuti in questo momento da ciascuno di noi) è stata inaugurata dal filosofo francese Jean Francois Lyotard (1925-1998), celebre nell'ambiente filosofico mondiale per aver esposto, in un suo studio (La condizione postmoderna, 1979) le linee guida dell'epoca attuale. L'epoca attuale, che Lyotard chiama postmoderna, è caratterizzata dal venire meno della pretesa propria dell'epoca moderna di fondare un unico senso del mondo partendo da principi metafisici, ideologici o religiosi e dalla conseguente apertura verso la precarietà di ogni senso. Da questo studio è nata tutta una nuova riflessione sulla contemporaneità che vedrà coinvolti molti intellettuali e studiosi, alla ricerca di quella definizione unitaria che all'epoca postmoderna sfugge per propria stessa natura. Da ricordare, oltre all'importante studio sul postmoderno, che Lyotard fu costantemente impegnato sul fronte politico e sociale. Esponente della sinistra minoritaria francese, figura tra i redattori della rivista "Socialisme e barbarie", fu in prima linea durante il periodo della contestazione nonché frequentatore degli ambienti dell'avanguardia artistica e culturale. Jacques Derrida (1930-2004) nasce in Algeria da famiglia di origini ebraiche. Inizialmente influenzato da Sartre, se ne distacca subito e affronta il suo primo importante lavoro filosofico scrivendo un'introduzione a un opera di Husserl (Introduzione a "L'origine della geometria" di Husserl).Nel 1966, con la conferenza La struttura, il segno e il gioco nel discorso delle scienze umane, Derrida inaugura un nuovo atteggiamento filosofico che chiama "decostruzionismo", atteggiamento volto ad operare una decostruzione della tradizione filosofica occidentale in nome di una libera intepretazione dei significati prodotti dalle diverse costruzioni metafisiche. Oltre ad essere il principale ispiratore del College International de Philosophie di Parigi e direttore dell’ “Ecole des Hautes Etudes", insegnerà anche in diverse università statunitensi, e in nordamerica il decostruzionismo troverà terreno fertile soprattutto nel campo della critica letteraria. Derrida sarà dunque una figura il certo modo controversa all'interno della tradizione filosofica, quella stessa tradizione che il suo lavoro intende distruggere. Se nel corso della storia i diversi impianti filosofici sono caratterizzati dall'intenzione di edificare strutture di pensiero coerenti dato un certo presupposto razionale, il compito della filosofia in epoca postmomderna è quello di andare al di là di questa tendenza all'immutabile e alla verità definitiva. La filosofia è dunque viaggio mai concluso, ogni filosofia che si definisce in possesso della certezza rifiuta l'evidenza originaria della mutabilità. Gianni Vattimo, torinese, si laurea in filosofia nella città natale e ottiene la specializzazione a Heidelberg, dove insegna il suo maestro Gadamer (ma fu allievo anche di Pareyson). Nel 1964 comincia ad insegnare filosofia all'università di Torino, dove sarà anche preside della facoltà di Lettere. Da sempre unisce all'impegno filosofico l'attività politica, per cui inizia come dirigente degli studenti cattolici negli anni '50, per poi confluire nei radicali e poi nei partiti della sinistra italiana (è stato parlamentare europeo). Vattimo si batte per il rinnovamento della società in senso pluralista e libertario (e, si potrebbe dire, postmoderno) pur non disdegnando l'accoglienza di quei valori storici propri della cattolicità tradizionale (soprattutto il senso della pietas) sintentizzandoli in forza di un pensiero che giustamente si pone come debole, in contrapposizione alle distinzioni etiche intransigenti e dogmatiche. Direttore della Rivista estetica, Vattimo ha insegnato più volte negli Stati Uniti in veste di visiting professor ed è uno tra i più eminenti studiosi europei, nel solco della corrente filosofica che da Heidegger porta a Gadamer e al pensiero francese della differenza (passando per il recupero del pensiero di Nietzsche).
Giacobbe Flavia