Wednesday, September 08, 2010 Register
   
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La scuola di ieri e di oggi

La scuola si affianca ad organizzazioni educative. I compiti sono molti e si dividono in due funzioni: socializzazione, cioè l’insegnamento di valori, norme, conoscenze, linguaggi, nei quali i nuovi studenti diventano membri della società, e selezione, cioè far in modo che gli alunni con determinate capacità possano essere preparati ad un lavoro adeguato. La scuola è essenziale perché soddisfa le esigenze per la vita delle persone della nazione. Una volta nelle scuole c’era un unico insegnante e una sola aula. Gli scolari si riunivano attorno al camino per stare al caldo; il pavimento era in legno e scricchiolava. I bambini sedevano tre o quattro nello stesso banco e le maestre erano più severe rispetto a oggi. Al tempo dei nostri nonni si scriveva con il pennino che veniva intinto nell’inchiostro del calamaio. Meno di 50 anni fa l’Italia aveva un’arretratezza culturale; agli inizi del ‘900 metà della popolazione non sapeva leggere e scrivere. Nel 1921 il 31% era analfabeta. Nel 1962 la scuola diventa obbligatoria fino a 14 anni. L’organizzazione didattica è divisa in due cicli: il primo comprende la prima e seconda classe, il secondo le classi successive. I programmi comprendono queste materie: lingua italiana, straniera (dal secondo anno), matematica, scienze, storia-geografia-studi sociali, religione, educazione all’immagine, educazione al suono e alla musica, educazione motoria. L’orario didattico è di 27 ore, oppure 30 quando viene aggiunta la lingua straniera nelle classi a tempo pieno, l orario è di 40ore che dura 5 giorni. La legge 148 del 1990 ha capovolto l’intero ordinamento modificando la responsabilità dell’insegnamento delle materie con un insegnamento di gruppo. “Un gruppo di insegnanti” è formato da tre docenti e dagli insegnanti di religione e lingua straniera. Dai tre insegnanti il primo è responsabile delle materie letterarie, il secondo di quelle scientifiche e il terzo dello studio delle scienze umane. I tempi sono cambiati anche per quanto riguarda gli studenti. Uno studente di oggi… cellulare in dotazione, mai dimenticarlo a casa! Che umiliazione sarebbe.. Mp3 con infinite canzoni, altrimenti 4-5 ore come passano? Vestiti all’ultima moda. I ragazzi con jeans rotti, magliette messe così come vengono, capelli “sparatissimi”; le ragazze truccatissime e “piastratissime”, abiti succinti.. pronte per la sfilata mattutina. I compiti sia prof che ragazzi li mandano tramite msn, skype.. Gli studenti prima l’unica musica che ascoltavano era quella della campanella, per i compiti si usava il telefono, quando si tornava da scuola non c’era un blog.. niente cellulare, niente msn.. solo compiti.. altrimenti? Semplice, niente paghetta o uscita. Forse l’unica cosa che accomuna gli studenti di “ieri” con quelli di “oggi” sono gli scioperi.. si sciopera per tutto.. per i termosifoni rotti (un classico), per la riforma scolastica ecc.. Discussa molto è anche la riforma di Maria Stella Gelmini. Questa riforma non va giudicata nel peggiore dei modi perché oltre ad avere i contro, ha anche i pro.
Il maestro unico: è la parte più contestata della riforma. Andiamo ad analizzare i vantaggi. Ad esempio un solo insegnante avrebbe una migliore conoscenza degli alunni e sarebbe in grado di concentrarsi su un minor numero di bambini. I bambini sono psicologicamente tutti diversi e una volta capiti si diventa più efficienti. Se il maestro è bravo non ci saranno svantaggi. Il problema è: se il maestro non è bravo? La “vita didattica” si potrebbe tramutare in un inferno e i bambini non impareranno nulla. C’è da dire un’altra cosa, il maestro può essere in grado di insegnare tutte le materie agli alunni? Alle elementari, è vero, non si fanno di certo i logaritmi ma si spera che le materie scientifiche come le tabelline, vengano insegnate come le regole dell’italiano. Avendo un maestro unico si avranno un sacco di tagli che sono necessari, ma da tre insegnanti non sarebbe il top passarne a 2, cosi si evitano tutti questi problemi?
I tagli degli insegnanti: questa riforma è stata fatta perché il periodo non è uno dei migliori a livello economico. L’Italia ha un numero di docenti molto alto. I più colpiti saranno i precari. Speriamo che i più bravi, chi vale davvero, possa andare avanti.
La meritocrazia: è giusto agire secondo meritocrazia. Lo stipendio deve essere adeguato a ciò che si dà e non al semplice scatto di anzianità. È giusto che si aumenti lo stipendio a chi è riuscito a trasmettere il proprio sapere alla classe. Giusto premiare chi merita.
Il voto in condotta: il voto in condotta mi sembra giusto che faccia media con glia altri e se è inferiore al sei costi la bocciatura dell’allievo. In una società dove viene permesso tutto, l’educazione è parte fondamentale. È giusto che la scuola dia un segno di presenza, quindi ben venga il ridare più importanza al voto in condotta.

Marika Feliciello


Written By: preside
Date Posted: 1/21/2010
Number of Views: 27

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