La maggior parte degli incidenti è causata dalla negligenza e dal comportamento incauto dei giovani, sia al volante che in moto. Le cause più frequenti sono dovute, principalmente, da assunzione di alcool e droghe che alterano i riflessi e le percezioni; ecco perché un numero sempre più crescente di incidenti lo si verifica il sabato sera.
A seguito di interviste fatte agli utenti della strada (i giovani) ed agli addetti ai lavori, (professori ed insegnanti di guida) lo Stato potrebbe adottare alcune contromisure come, innanzitutto, l’aumento dei controlli in strada con maggiori posti di blocco, un inasprimento delle pene nei confronti dei trasgressori ed, ulteriormente, investendo sulla preparazione dei giovani, introducendo come materia scolastica, l’educazione stradale con l’assiduo compito, da parte dei professori, di far conoscere ai ragazzi il pericolo dovuto all’assunzione di alcool ed ai consequenziali effetti che essa determina nell’immediato e nel lungo termine.
È fondamentale comprendere che tale educazione non è indirizzata esclusivamente al conducente del veicolo (4 o 2 ruote) bensì anche ai pedoni, in quanto, anch’essi, hanno l’obbligo di rispettare le leggi: l’attraversamento pedonale sulle strisce, il camminamento sui marciapiedi, il camminamento su una strada sprovvista di marciapiede, che deve essere percorsa in senso opposto alla marcia veicolare ecc. ecc.
Il pedone, comunque, ha il dovere di rispettare tali regole per la propria incolumità ed al fine di non essere di intralcio alla viabilità.
I giovani d’oggi vedono la patente automobilistica come un elemento di libertà e quindi sono ansiosi di raggiungere questo obiettivo fin dalla tenera età; vogliono guidare, “perché con la macchina sei più figo”, ecco cosa pensano.
Pochi, ma comunque esistono anche gli stolti, pensano che la patente sia possibile anche acquistarla. Non è da tutti compreso, infatti, che per essere un automobilista è necessario, non solo saper guidare ma, anche, aver ben chiaro il codice della strada e, soprattutto, conoscere i propri limiti e le proprie capacità riflessive.
Marica Venturelli