Con il termine shoah viene indicata la crudeltà dello sterminio degli ebrei, operato dai nazisti. L’espressione shoah è oggi tradotta con la parola Olocausto, che vuol dire sacrificio. Tale termine è rifiutato dagli stessi ebrei, i quali ne trovano inappropriato l’uso poiché giudicano offensivo paragonare o associare l’uccisione di milioni di ebrei ad un’offerta a Dio.
Raccontare è ciò che meglio può mantenere vivo il ricordo della shoah. Il ricordo di una vicenda spaventosa che ha segnato e segna ancora il nostro secolo e la nostra storia, per comprendere chi siamo, da dove veniamo e soprattutto in che modo vergognoso e disumano l’uomo può annientare un altro uomo. Difficile, se non impossibile, è spiegare la shoah, perché essa non è un semplice e chiaro avvenimento storico. La shoah non ha un senso. Raccontare quel dramma orribile significherebbe ricordare ciò che per molti è stato difficile dimenticare. Trovare le parole per dire tanta violenza, tanta crudeltà, tanta ingiustizia è forse impossibile. Possibile e doloroso è invece conservare la memoria di quegli eventi e impedire che essi vengano cancellati dal tempo. Molte sono le testimonianze di ebrei sopravvissuti alla shoah; alcuni di loro sono diventati famosi grazie ai testi in cui hanno descritto le loro esperienze durante la persecuzione. Gli altri, invece, non sono diventati famosi, ma nonostante ciò si impegnano ogni giorno a tener vivo il ricordo della shoah e a far si che tali fatti non accadano mai più. Le testimonianze non sono mai sufficienti in quanto lasciano in chi ascolta o legge il compito di comprendere da sé con quale angoscia, con quale sofferenza, milioni di uomini, donne e bambini, hanno dovuto subire quel processo di distruzione. Doveroso è quindi ricordare la shoah anche e soprattutto attraverso una raccolta di testimonianze di reduci dai campi di sterminio che hanno trovato la forza di scrivere e denunciare quanto è accaduto nel lager. Commovente è stato per me leggere il libro di Elisa Springer. Il libro intitolato Il silenzio dei vivi è la testimonianza di una donna che sperimenta tutto l’orrore del più grande campo di sterminio nazista. Come scritto nella presentazione: ben presto ridotta a una larva umana, umiliata e offesa riuscirà a tenere vivo nel suo animo il desiderio di sopravvivere alla distruzione. Per cinquant’anni la sua storia cade nel silenzio più assoluto. Solo suo figlio riuscirà a farle ritrovare quelle parole che sembravano ormai perdute. Il suo silenzio così profondo si interrompe con il racconto della sua drammatica vita. Questo libro assume il peso di quei testi che sanno parlare agli uomini e alla storia, al cuore e alla mente. Questo libro è il segno di un dolore così forte che difficilmente lascia liberi di vivere. Tante le frasi che Elisa scrive, tante quelle frasi che fanno riflettere ma alla fine tutti gli uomini cercano di dimenticare. Pochi quelli che ricorderanno per tutta la vita. Uno di quei pochi è proprio Elisa Springer che scrive: Ho vissuto per raccontare che le ferite del corpo si rimarginano col tempo ma quelle dello spirito mai. Le mie sanguinano ancora. Penso che un altro anno è passato…..il tempo scandisce la distanza che mi separa dai miei cari, ricordandomi che prima ancora di morire ho avuto la fortuna di rinascere per vivere.
Michela Mariconda