Oggi giorno purtroppo sono pochi i giovani che frequentano la casa del Signore e che parlano di Dio in modo disinvolto; il rapporto che i giovani hanno con la religione non è uno dei migliori... è l'età in cui si pensa a tutt'altro. Dio viene messo da parte, dimenticato, la religione viene tenuta chiusa in un cassetto e poi magari tirata fuori non appena si presenta qualche problema.
Dio spesso viene usato come un oggetto personale, lo si tira in ballo solo nei momenti di bisogno. I giovani dicono di credere in Dio ma poi la loro vita non rispecchia per niente questa affermazione. L’immagine di Dio è un’immagine un po’deformata, è quella di un Dio che a volte può o deve soddisfare necessariamente alcuni bisogni, alcune necessità; è un Dio a cui si chiede piuttosto che un Dio a cui si risponde.
I giovani a volte si vergognano di parlare di Dio davanti ai loro coetanei; se avvertono il bisogno di pregare lo fanno di nascosto in modo che nessuno possa vederli e prenderli in giro, hanno paura di leggere la parola di Dio davanti l'assemblea che si riunisce per la celebrazione eucaristica, per timore che qualcuno li giudichi, non pensando per niente al fatto che l'unico che può giudicarli è Dio.
Il mondo non può più continuare come prima: Gesù (figlio di Dio) è venuto a cambiare il corso della storia e quindi, ad invertire le nostre categorie, il nostro metro di giudizio, le nostre rappresentazioni di felicità e di riuscita. Per noi, beati sono i ricchi, quelli che si possono permettere tutto perché con il loro denaro arrivano dovunque e ritengono di poter comprare ogni cosa…talvolta persino il mondo!
Per Gesù, invece, i veri fortunati sono i poveri, perché è a loro che Dio offre la nuova terra, il giardino della giustizia e della pace.
Il Signore promette il suo regno a tutti coloro che vivono in povertà di spirito; a quelli che hanno fame, assicura la sazietà; a chi ha il volto rigato dalle lacrime, garantisce una gioia senza fine; a chi sarà rifiutato e maltrattato, perché lo ha testimoniato con fedeltà nella propria vita, è donata una ricompensa grande nei cieli.
L’Eucaristia, a cui siamo invitati ad accostarci, anticipa nella speranza questi beni e sostiene la nostra fede, in attesa di goderli totalmente nella risurrezione.
Noi abbiamo paura della povertà, delle situazioni rischiose in cui vengono a mancare quelle sicurezze che consideriamo indispensabili: un’agiatezza che nasce dal denaro, dalla possibilità di garantirsi non solo il necessario, ma anche il superfluo. Gesù però ci mette in guardia dalle ricchezze perché sono esse a costituire il vero pericolo, e con esse il consenso, il potere, ogni forma di supremazia culturale, sociale e politica. Tutto ciò, infatti, chiude il cuore, offusca la vista e ci illude di essere a posto, di non aver bisogno né di Dio, né degli altri. Per chi è lontano dal Signore è difficile capire ciò che egli chiede.
Il profeta Geremia ci invita a confidare nel Signore, perché è beato chi si compiace della sua legge e la medita giorno e notte.
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.
Michela Mariconda