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Il ritorno di un mito
Quentin Tarantino torna nuovamente a Cannes dove ormai è ospite fisso, anche se con ruoli diversi. Questa volta vi partecipa come regista di “Bastardi senza gloria”. Nonostante il lunghissimo tempo dedicato alla stesura dello script, la lavorazione del film è stata incredibilmente veloce ed ha consentito a Tarantino di presentare per la terza volta un film in concorso al Festival di Cannes, dove quindici anni prima vinse la Palma d'oro con Pulp Fiction generando un alone di mito.
In questo film, Tarantino, non si è di certo risparmiato citazioni o idee "rubate" a tanti film del passato.
http://www.movieplayer.it/gallery/99622/una-scena-di-inglourious-basterds-war-movie-diretto-da-quentin-tarantino/
Tanti sono i personaggi al centro di questo
war movie with a vengeance
, a partire dalla giovane ebrea Shosanna Dreyfus (la francese Melanie Laurent) la cui famiglia è stata sterminata dal perfido "cacciatore di ebrei" Hans Landa (straordinariamente interpretato dalla vera sorpresa del film, il poliglotta Christoph Waltz) oppure Aldo detto "l'apache" (Brad Pitt) che guida un gruppo di ebrei americani (i
basterds
del titolo) il cui unico scopo è uccidere più nazisti possibile e raccogliere i loro scalpi. In più si aggiungono i due personaggi più "cinematografici" come l'ebreo di guerra diventato attore per caso Fredrick Zoller (Daniel Bruhl) o la diva del cinema tedesco Bridget von Hammersmark (Diane Kruger) che in realtà è una spia degli inglesi. Tarantino, intelligentemente, utilizza il suo amore per “la settima arte”, costruendogli intorno un film di guerra in cui i buoni portano avanti la loro missione in un cinema utilizzando come arma finale la stessa pellicola.
http://www.movieplayer.it/gallery/100067/la-bionda-melanie-laurent-e-jacky-ido-a-confronto-in-una-scena-di-inglorious-basterds/
Dopotutto, il cinema, è il luogo in cui tutto può accadere. È la materia di cui sono fatti tutti i sogni, e lui la utilizza per raccontare il più grande tra questi. Un film divertente, trascinante (nonostante le sue due ore e 28 minuti di durata), spensierato e colorato, che si permette di riscrivere i destini della Seconda Guerra Mondiale. Solo Quentin Tarantino può far morire tutti insieme Hitler, Göbbels, Göring e Bormann nel palco di una sala cinematografica parigina durante l' occupazione nazista, senza che il falso storico sia considerato inaccettabile. Citando una frase dello stesso Tarantino: “Il nazismo ormai è diventato un genere cinematografico come lo spaghetti western, il war movie, il thriller, il comico, la spy story: io li ho mescolati tutti insieme per uscire dai canoni banali con cui viene troppo spesso raccontata la Seconda Guerra Mondiale”.
Antonio Giordano
Inserito da:
preside
Data di inserimento:
14/04/2010
Numero di letture:
38
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